Il Lago Titicaca: come visitare Amantaní e Taquile, anche fai da te

Il Lago Titicaca: come visitare Amantaní e Taquile, anche fai da te

2 Settembre 2019 0 Di Sara S

Ogni tour del Perù non può non includere le isole sul Lago Titicaca.

La magia di questo lago risiede anche nei sorrisi e nei vestiti colorati dei suoi abitanti.

In base a come organizzerete la vostra visita in quest’area potrete avere la possibilità di vivere un paio di giorni a stretto contatto con loro.

Ma come organizzarsi? Cosa vedere? Quanti giorni rimanere?

Vediamo tutte le risposte in questa guida sul lago Titicaca e le sue isole sul lato peruviano

Dove si trova il Lago Titicaca

Forse ancora non sapete dove si trova? Il Lago Titicaca è diviso fra il sud del Perù e il nord della Bolivia.

La porta di accesso al Lago Titicaca sul lato peruviano è la cittadina di Puno.

Come arrivare a Puno

Puno è ben collegata via terra con Cuzco, Arequipa e il Canyon del Colca tramite comodi bus, come gli ottimi Cruz del Sur oppure Inka Express.

Puno è anche ben collegata con La Paz e Copacabana in Bolivia.

È anche possibile arrivare in treno, ma si tratta di un’opzione costosa. Belmond Andean Explorer è un servizio di lusso di treni con cabine private che percorre la tratta Arequipa-Puno-Cusco. 

In sé non ha nulla da offrire, se non la visita alle isole sul lago. Ovunque in città troverete offerte e opzioni per questa visita.

Il Lago Titicaca

Il Lago Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo, si trova a 3800 metri di quota.

A queste altezze l’aria pura e il cielo terso regalano giornate magnifiche, colori intensi e panorami mozzafiato, ma anche un’escursione termica notevole fra giorno e notte.

Qui soprattutto vale il consiglio di vestirsi a strati, ma anche di essere forniti di crema solare, cappello e occhiali, perché di giorno a queste altitudini il sole è così forte che può provocare ustioni senza che ve ne accorciate.

L’altitudine elevata può inoltre provocare il mal di montagna, o soroche. Vi consigliamo quindi di arrivare qui dopo esservi adeguatamente acclimatati ad Arequipa oppure a Cusco e, soprattutto il primo giorno, non fare sforzi e mangiare leggero, perché la digestione viene rallentata dall’alta quota. Maggiori informazioni sul mal di montagna a questo link.

Ingresso dal porto di Taquile sotto ai tipici archi di pietre dell’isola

Islas Uros

Queste sono sicuramente le isole più famose. Gli Uros sono una popolazione di lingua aymará, una delle più antiche del Perù.

Vivono in isole galleggianti, circa un centinaio, costruite con la totora, delle canne galleggianti originarie del lago che qui sono largamente disponibili. La totora viene usata dagli Uros anche come cibo (il cuore, la parte interna), e per costruire barche, case e oggetti artigianali.

La totora con cui vengono costruite le isole galleggianti Uros

Le isole in totora hanno bisogno di una manutenzione continua perché le canne più profonde nell’acqua marciscono e devono quindi essere sostituite periodicamente.

La particolarità di queste isole è anche il fatto di poterle posizionare a piacere, visto che sono ancora al fondo, ma anche di poterle raggruppare, ad esempio in occasione di eventi e matrimoni.

Camminare su queste isole è particolare, sembra di camminare su un materasso.

Realtà o finzione?

Purtroppo quello che viene mostrato ai turisti non è altro che una riproduzione, molto folkloristica, del loro stile di vita. Le isole, su cui vengono fatti sbarcare i turisti dei tour organizzati e non, sono solamente “il luogo di lavoro” di questa popolazione che si è aperta al turismo.

Vi verrà spiegato come vivono e come si costruiscono le isole di totora, interessante ma non aspettatevi un’esperienza autentica.

Fra l’altro le isole su cui far sbarcare i turisti vengono scelte a rotazione, ce ne sono alcune più interessanti e grandi di altre. In base a dove sbarcherete e al vostro tempo a disposizione vi potrebbe venire proposto, a pagamento, e magari con insistenza, di raggiungere un’isola più grande con la loro barca, il caballito: di solito un’isola con ristorante/negozi e per acquistare souvenir.

Per raggiungere le isole autentiche, dove realmente abita la popolazione, che invece non gradisce essere fotografata, è necessario navigare nei piccoli canali più distanti noleggiando un’imbarcazione privata, ma non ho trovato informazioni in proposito, credo che gradiscano poco.

Donne Uros al lavoro, il ricamo è parte della loro tradizione culturale

Come arrivare alle isole Uros

Chi, come noi, non ha molto tempo, si dovrà accontentare dei battelli che partono da Puno ogni ora circa durante il giorno verso le isole Uros e vi arrivano in 30 minuti: informatevi direttamente al porto.

Attenzione: pur acquistando il biglietto per il battello direttamente al porto, comunque nel battello ci sarà una guida, probabilmente dovrete pagare una tassa per sbarcare sulle isole, mentre di solito nei pacchetti è tutto compreso, valutate l’opzione più economica perché il tipo di visita sarà più o meno identico.

È possibile anche visitare Amantaní o Taquile nella stessa giornata con un tour organizzato.

Isla Amantaní

A circa 3 ore e mezza di barca normale da Puno, Amantaní è un’isola abitata da 4000 persone di lingua quechua (qui trovate qualche parola da poter imparare). È meno visitata rispetto a Taquile a causa della sua lontananza.

Le escursioni qui di solito prevedono un pernottamento e si basano sulla pratica del turismo vivencial, cioè il soggiorno presso le famiglie del posto. Chi arriva qui con un tour organizzato viene alloggiato in base a un sistema di rotazione, in modo da permettere a tutta la comunità di trarre beneficio dal turismo.

Non esistono altre tipologie di alloggi.

Per osservare il tramonto si sale di solito sulle due cime più alte dell’isola, dove si trovano antiche rovine legate alla cultura tiwanaku: la Pachamama e la Pachatata, Madre e Padre Terra.

Di sera spesso viene organizzata una festa tradizionale in paese con balli e ai turisti vengono dati abiti tipici da indossare per l’occasione.

Tradizioni

Le tradizioni di Amantaní rimangono ben radicate, con le donne che vanno in giro filando col fuso in mano e poi lavorano a maglia per produrre gli abiti di cui hanno bisogno.

Gli uomini ancora celibi sono riconoscibili per il loro berretto bianco e rosso, prodotto da loro stessi, che diventa solo rosso quando si sposano, mentre il foulard nero che copre la testa delle donne è più grande per chi non è sposata.

Isla Amantaní è molto tranquilla, ma soprattutto nelle notti serene gode di un cielo stellato con pochi paragoni (non dimenticate una torcia).

Qui si coltivano in terrazze soprattutto patate, mais e quinoa, le colture andine tradizionali.

Donne di Amantaní che filano in piazza

Temperatura

L’escursione termica è molto forte, quindi vale il consiglio di vestirsi a strati: se di giorno il sole scalda fino a 25 gradi e si sta bene anche a maniche corte, di sera quando il sole tramonta la temperatura scende molto in fretta e durante la stagione secca invernale si attesta allo 0 termico.

Attenzione: le case dove gli isolani ospitano i turisti non sono dotate di riscaldamento, preparatevi a seppellirvi sotto le coperte. Ultimamente molte si sono dotate di bagni, spesso con acqua corrente, ma raramente è calda. Alcune case sono dotate di corrente elettrica, ma solitamente viene attivata al tramonto e di notte staccata quindi avrete poco tempo per poter caricare i vostri dispositivi elettronici (noi avevamo batterie di ricambio per la fotocamera e la powerbank).

Portate banconote di piccolo taglio in soles, qui non esistono cambiavalute né bancomat.

Come arrivare ad Isla Amantani

Via mare

Ogni mattina da Puno fra le 7.30 e le 8.30 dovrebbero partire delle barche per Amantaní, senza tour senza guida. Noi però non siamo riusciti a trovare maggiori info, se in loco non capite qual è la barca per un fai da te vi conviene fare il tragitto via terra che vedremo dopo.

Altrimenti si sa che ci sono 3 categorie di imbarcazioni:

  • Barco regular: ci mette 3 ore e mezza ad arrivare ad Amantanì, spesso sono barche con motori da camion con tanto di tubo di scappamento, che quindi possono ingranare solo una marcia in acqua. Di solito i tour economici comprendono questo tipo di trasporto.
  • Barco semi rápido: ci mette 2 ore e mezza, magari ha due motori da camion.
  • Barco rápido o lancha rápida: in solo 1 ora e mezza arriva ad Amantanì

Purtroppo non siamo riusciti a reperire informazioni sugli orari precisi e il prezzo dei biglietti

Non ci sono barche da Taquile, ma per Taquile sì, ecco perchè solitamente si fa prima Amantaní.

Tour organizzati

I tour organizzati dalle agenzie locali solitamente prevedono una partenza mattutina da Puno, uno stop a Uros e altre 3 ore di navigazione per arrivare ad Amantanì. Si pranza, cena e pernotta a casa della famiglia a cui si è stati assegnati e dopo colazione si riparte per Taquile oppure si torna a Puno.

Ci sono molte varianti di questo tour, per un giorno o 2 giorni di visita.

Se desiderate alloggiare ad Amantaní per la notte, scegliete bene il vostro operatore, perché molti sfruttano queste famiglie pagandole pochissimo per i loro servizi e a volte dopo mesi. Di solito un preventivo troppo basso significa un compenso non adeguato per i servizi offerti dalle famiglie.

Se possibile, insistete per pagare direttamente la famiglia per i loro servizi. Oppure prenotate l’escursione coi trasporti organizzati e al contempo prenotate da soli l’alloggio, in modo da poter pagare la famiglia direttamente. Una volta sull’isola vi staccherete dal gruppo per incontrare la vostra famiglia.

Se non avete contatti noi possiamo consigliarvi il nostro. Eduardo y Juanà, una coppia davvero splendida in tutto. Googlate Hospedaje Jatarigestito da Eduardo Yucra Mamani, lo troverete su Booking o su Airbnb.

Ho anche un numero di telefono: +51 950 993308 oppure +51 951 664577.

Ormai molte sistemazioni di Amantaní sono su Booking, ad esempio il Titicaca Lodge è fra i migliori. Fate una ricerca.

Via terra

Sembrerà difficile da spiegare ma non lo è affatto da fare, se avete una giornata a disposizione e volete evitare i tour organizzati (ottima scelta!) potete arrivare ad Amantaní via terra.

Da Calle Lampa a Puno, dovrebbe essere in zona Mercado Bellavista o lungolago (al massimo chiedete, perché ogni destinazione parte da punti diversi della città), prendete un combi/colectivo per il villaggio di Capachica a cui arriverete in circa 90 minuti. Da Capachica dovrete fare ancora 2 chilometri fino a Chifrón, a piedi in una ventina di minuti oppure in taxi. Dal porto di Chifrón, quando sono piene, partono le barche per Amantaní, meno di un’ora di tragitto. La tratta è frequentata dai locali che si spostano per fare acquisti o vendere la loro merce quindi non dovrete attendere molto.

Se avete prenotato un alloggio per conto vostro sicuramente il vostro padrone di casa verrà ad attendervi al porto di Amantaní: accertatevi della sua presenza perché su Amantaní non ci sono indirizzi.

Da Juliaca è anche più vicino come vedete dalla mappa.

Se tornate nello stesso modo chiedete quando parte l’ultimo combi per Puno da Capachica.

In tutti i casi sono graditi dei doni, come frutta fresca oppure beni di prima necessità. Noi abbiamo acquistato a Puno per la nostra famiglia di destinazione del riso e della quinoa.

Isla Taquile

Taquile è un’altra piccola isola al largo di Puno in cui abitano poco più di 2000 persone parlanti quechua.

Si dice che esplorando Taquile potreste avere l’impressione di visitare un’isola del Mediterraneo: sì noi lo confermiamo.

Lo scintillio del lago di un colore blu intenso contrasta con la terra rossastra, mentre in lontananza si vedono le vette boliviane incappucciate di neve.

La tradizione di Taquile è molto particolare, qui le donne filano mentre gli uomini lavorano a maglia, sempre indossando il loro berretto di lana bianco e rosso o solo rosso oppure di altri colori in base alla loro posizione sociale.

L’UNESCO ha inserito l’arte tessile di Taquile fra i “Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”.

Se pensate di trattenervi per la notte portate una torcia perché l’illuminazione stradale anche qui non esiste ed è facile perdere l’orientamento.

L’isola è visitabile in autonomia e potete alloggiare sull’isola dalle famiglie locali, dove potrete consumare anche i pasti. Si tratta sempre del turismo vivencial.

Troverete posto sia in loco, secondo lo stesso sistema di rotazione di Amantaní, sia prenotando in anticipo un tour. C’è qualche alloggio prenotabile anche su Booking.

Anche qui non esistono altre tipologie di alloggi.

Sempre valide le indicazioni relative all’escursione termica e alla temperatura, che di notte si abbassa considerevolmente.

Le stradine di Taquile e il panorama sul lago Titicaca

Dove mangiare

Se visitate l’isola in giornata troverete alcuni ristorantini che offrono tutte lo stesso menù turistico basato su sopa de quinoa y trucha a la plancha (zuppa di quinoa e trota alla griglia).

Noi abbiamo pranzato al Restaurante Comunal, sulla piazza principale, che è gestito dalla comunità.

Sempre sulla piazza principale potete dare un’occhiata al negozio “Tejidos de Hombres” che vende capi e souvenir in maglia lavorata a mano dagli uomini e altri souvenir per dare il vostro contributo all’economia locale. Dalla piazza principale il panorama sul Lago Titicaca è magnifico.

Portate banconote di piccolo taglio in soles, qui non esistono cambiavalute né bancomat.

Uomini che lavorano a maglia all’ingresso del negozio “Tejidos de Hombres

Come arrivare a Isla Taquile

Via mare

Da Puno fra le 7.30 e le 8.00 ogni mattina dovrebbero partire delle barche per Taquile, senza tour senza guida. Il tempo di percorrenza da Puno è di 3 ore e mezza. Già in barca potreste trovare alloggio sull’isola, anche perché in fai da te non è possibile tornare in serata, le barche normali sono talmente lente che a nuoto le superereste agevolmente.

Da Amantaní dovrebbe esserci un collegamento mattutino per Taquile ma vi conviene chiedere al vostro alloggio di Amantaní o al porto. Anche in quel caso, però dovrete dormire a Taquile.

Tour organizzati

I tour organizzati dalle agenzie locali solitamente prevedono una partenza mattutina da Puno, uno stop a Uros e altre 3 ore di navigazione per arrivare a Taquile. Si pranza, cena e pernotta a casa della famiglia a cui si è stati assegnati e dopo colazione si riparte per Puno. Oppure quanto detto sopra per il tour con Amantaní.

Oppure si può fare Uros e Taquile in giornata, ecco perché Taquile è solitamente più affollata.

Il tour con il Jumbo, la loro lancha rápida, richiede meno tempi di spostamento.

Dintorni di Puno

Sillustani

Sillustani si trova su una penisola del Lago Umayo, un lago simile al Titicaca ma più piccolo, a 3890 metri di quota, a 35 chilometri da Puno.

Le sue torri funerarie, chiamate chullpas, erano il luogo dove i colla, una tribù guerriera di lingua aymará che dominava la regione prima degli inca, seppellivano i nobili.

Sillustani ha le torri più alte, fino a 12 metri di altezza, qui venivano seppellite anche interi gruppi familiari, con cibo e oggetti personali per accompagnarli nell’aldilà.

Come arrivare

Da Puno alle 14.30 partono le escursioni organizzate, che durano poco più di 3 ore, con 1 ora per visitare il sito, da circa 40/50 soles.

Se volete dedicare al sito del tempo in più dovete prendere un taxi (90/100 soles).

Se invece volete visitare il sito al mattino, senza la folla di turisti e in un fai da te super economico potete fare così: andate alla stazione dei bus di Puno, su Maps la trovate come Estacion Buses Sillustani via taxi o mototaxi. Qui potete prendere un bus/minivan fino al desvío Sillustani (dove direte all’autista che scendete: 2 soles), di solito sono quelli verso Juliaca. Tenete presente che il minivan parte quando è pieno, forse dovrete attendere un pochino.

Dal desvío sillustani dovrete poi prendere un colectivo di passaggio fino all’ingresso del Complesso archeologico (4 soles). Idem per il ritorno, anche se forse dovrete attendere anche qui perché il minivan da Juliaca potrebbe essere già pieno.

Attenzione: oltre le 18 potreste fare fatica a trovare un passaggio per tornare.

Torri di Sillustani – foto di Perù Travel

Isla Umayo

Vale la pena menzionare questa isola all’interno del Lago Umayo, chiamata anche Isla Intimoqo nel distretto di Atuncolla.

Anche qui si può praticare il turismo vivencial, tramite il quale il visitatore conosce il modo di vivere della popolazione, che mostra la semina, l’allevamento dei cuy e di altri animali domestici e la lavorazione di tappeti di lana di alpaca alloggiando presso i locali.

Quest’isola di 125 ettari vanta una propria fauna autoctona, come guanachi, vigogne, viscaccie e molte specie di uccelli.

Il nostro tour – Giorno 1

Premessa

Per il nostro tour delle Islas Uros, Amantanì (con pernotto in famiglia) e Taquile, abbiamo chiesto al nostro hotel di Puno.

Col senno del poi sarebbe stato meglio interfacciarsi direttamente col tour operator senza passaggi aggiuntivi. Su google trovate vari operatori che offrono questo tour, ma potete anche prenotarli al vostro arrivo a Puno il giorno prima.

Noi avremmo voluto poterlo fare in fai da te, ma ai tempi del nostro viaggio le informazioni disponibili erano limitate e noi avevamo poco tempo per organizzare il tutto, oltre ai tempi ristretti in loco, così ci siamo arresi al tour organizzato, anche se un po’ particolare, soprattutto alla fine.

Sì, perché per evitare le ultime 3 ore e mezza di traversata al ritorno da Taquile abbiamo richiesto la prenotazione della lancha rápida fino a Puno, che ci è costata 14$ in più a testa.

In questo modo pensavamo di poter anche fare un salto pomeridiano a Sillustani, magari in taxi per sveltire i tempi.

La partenza

La nostra barca parte alle 8.00 del mattino dal porto di Puno, presa per un pelo perché non riuscivamo a capire quale fosse il nostro tour!

Il cielo è terso e limpido, il sole ancora non trasmette il suo calore, la temperatura è frizzante. Dopo una mezzoretta di navigazione nelle acque placide del lago arriviamo alle islas flotantes (isole galleggianti) degli Uros.

Le placide acque del Lago Titicaca

Le islas Uros

Gli Uros hanno tante isole turistiche che usano per accogliere i visitatori, noi capitiamo purtroppo in una estremamente piccola.

Quando scendiamo dal battello l’impatto con la totora è subito molto particolare, è quasi come camminare su un materasso.

Veniamo accolti da uomini e donne vestiti in abiti tipici, con loro anche due bimbe.

Segue una spiegazione di come vengono costruite queste isole galleggianti, di come si lavora la totora per le isole, ma anche per costruire case, imbarcazioni, souvenir, oltre a mangiarla.

L’isola in cui siamo è palesemente una ricostruzione finta in cui non abita nessuno. Sarei stata curiosa di sapere dove realmente abitano, ma per questa volta ci accontentiamo di questa messinscena turistica.

Mentre alcuni del gruppo fanno un giro su una loro barca, il caballito, che a noi sembra davvero una pagliacciata, così dipinta e pure col baldacchino, noi rimaniamo sull’isola a fotografare quello che ci circonda e a rilassarci su un letto di totora, comodo e morbido.

Il caballito, costruito sempre con la totora

Svestirsi a strati

In breve tempo comincia a far molto caldo sotto al sole e dobbiamo iniziare il procedimento di svestizione di tutti gli strati che abbiamo addosso. Nell’ordine sono: maglia termica a maniche corte, maglia termica a maniche lunghe, un maglioncino di lana tipo sottogiacca col collo alto, una felpa in pile con la zip, la giacchetta antivento del Decathlon e sopra un piumino sintetico.

Teniamo addosso le maglie termiche e la giacchetta antivento e il resto cerchiamo di riporlo ordinatamente nello zaino non senza qualche difficoltà: tutti questi strati ci serviranno ancora per questo pomeriggio, quando scenderà il sole. L’escursione termica qui è impressionante.

Salutati gli Uros e risaliti nuovamente sul nostro battello/lumaca, inizia una lunghissima navigazione verso l’isola di Amantaní.

Occorrono almeno 3 ore per arrivarci, e ci credo, se andassi a nuoto arriverei prima. Il paesaggio scorre molto lentamente sotto ai nostri occhi, la baia di Puno si apre e appare infine l’isola collinare di Amantaní. Quando arriviamo sull’isola ringraziamo l’idea di prendere la lancha rapida al ritorno.

Isla Amantaní

Arrivati al porto di Amantaní ci mettiamo tutti in fila per 2 per essere assegnati alla famiglia che ci ospiterà, cosa che avviene in modo casuale. Ogni famiglia ospita 2 coppie.

A mano a mano si presentano una alla volta le donne, sorridenti, vestite in abito tradizionale colorato e con la lana da filare in mano, per accogliere i propri ospiti e portarli a casa per il pranzo.

Quando arriva il nostro turno inizialmente siamo un po’ spiazzati perché invece per noi si presenta un uomo. Siamo assegnati da lui, che si chiama Eduardo, con una giovane coppia di belgi.

Nelle descrizioni dei tour viene specificato che qui non c’è elettricità né acqua corrente né bagni, quindi noi siamo partiti aspettandoci il peggio possibile e di dormire chissà dove e chissà con chi. Con molta calma facciamo la salita che porta verso la piazza principale.

Panorama dell’isola

A casa di Eduardo

Poco prima della piazza tagliamo attraverso un campo e arriviamo in un edificio basso bianco visibilmente di recente costruzione. Sulla destra scopriamo esserci una cucina, dove la moglie di Eduardo, Juaná, sta preparando il pranzo.

Entrando nell’edificio a noi riservato, invece, c’è un salone dal soffitto basso con tavoli e sedie e un corridoio a sinistra porta alle camere. Delle camere?? Ci guardiamo l’un l’altro increduli: ha camere doppie, triple e matrimoniali e se non ricordo male sono ben 5 camere. Le camere hanno appena appena lo spazio per i letti ma per noi è già tanto visto che ci aspettavamo quasi di dormire in una stanza comune.

Depositati gli zaini nelle camere scopriamo addirittura l’esistenza di 2 bagni in fondo al corridoio. Uno a destra per le donne, uno a sinistra per gli uomini. All’interno un lavandino, un wc e uno spazio doccia, ma senza acqua corrente, che invece si trova in un grosso bidone prima del bagno.

Tornati nello spazio sala da pranzo notiamo che Eduardo sta apparecchiando la tavola per noi 4.

Le presentazioni

Nel frattempo facciamo le presentazioni con l’altra giovanissima coppia, molto timida, scoprendo che lei è di Charleroi, proprio vicino a dove sono nata io in Belgio! Lui invece è francese e si è trasferito a Bruxelles con lei.

Qui ad Amantaní parlano il quechua, ma Eduardo parla anche un ottimo spagnolo, quindi gli diciamo che noi ci aspettavamo in realtà di pranzare con loro e che almeno per la cena ci teniamo ad essere tutti insieme. Eduardo ci sembra abbastanza sorpreso per questa richiesta, ma contento, ci risponde che in cucina si sta stretti e magari staremo scomodi, gli rispondiamo che almeno staremo caldi visto che sicuramente farà molto freddo e gli diamo il regalo che abbiamo portato, per il quale si mostra sorpreso, davvero una persona squisita!

Il pranzo da Eduardo

Poco dopo come un perfetto cameriere ci porta il pranzo. Il primo è un piatto di sopa de quinoa dal sapore davvero delizioso! Si sente la cura di Juaná nel cucinarlo perché è diverso dai soliti, aromatizzato da varie erbe che danno quel tocco in più, lo divoriamo in un attimo! Per secondo ci porta un piatto con vari tipi di tuberi (mai visti) e patate, verdura tagliata a fettine e formaggio fuso. La porzione è abbondante, forse troppo!

Dopo il pranzo Eduardo ci porta un thermos di acqua calda e dei rametti di muña per un infuso e rimane un po’ con noi.

La situazione è divertente perché i belgi non parlano spagnolo, con noi parlano francese, mentre Eduardo parla spagnolo e quechua, quindi per poter interagire tutti ci troviamo a fare un mix di lingue e io a fare l’interprete spagnolo / francese coi ragazzi e poi un minimo di traduzione italiana per mio marito. Aiuto! 

La visita di Amantaní

Adesso è ora di andare verso la piazza principale per l’appuntamento con la guida per salire sulla Pachatata / Pachamama.

Uscendo Eduardo ci mostra da fuori la loro casetta lì di fianco, dalle pareti marroni, chissà com’è all’interno. Ci dice che fino a qualche anno fa i turisti venivano ospitati lì ma poi il governo non ha più voluto, per la comodità dei turisti. Anche se lui non lo specifica immaginiamo che la costruzione di questi nuovi alloggi per i turisti sia pagata dallo stato, o comunque aiutata, perché loro non ci sembrano in grado di affrontare spese simili, vedendo le loro case.

Aspettiamo la guida in piazza, il sole è caldino. Le donne portano gli altri turisti in piazza, sempre col fuso in mano. Quindi si siedono e chiacchierano fra loro, sempre filando.

Il campanile sulla piazza centrale di Amantaní

Salita alla Pachamama

Inizia la salita al punto più alto dell’isola,mio marito sempre col fiatone. Io a metà strada ho troppo dolore ai tendini perché le salite sono molto ripide e siamo costretti a fermarci.

Vita quotidiana ad Amantaní

Ho poi scoperto che mio padre era salito alla Pachamama su un cavallo, tenetelo presente.

Ci sediamo su un muretto con una stupenda vista sul lago, tutto sommato siamo contenti lo stesso perché la vista è piacevole, i turisti sono andati oltre quindi possiamo godere del silenzio. Su uno spuntone di roccia più avanti posizioniamo la gopro per riprendere un time lapse del tramonto che presto avrà luogo.

Tramonto sul Lago Titicaca

Donne coi loro fagotti legati sulle spalle (sicuramente maglioni e merce da esporre per i turisti che sono già passati) scendono la strada e possiamo osservare i bambini che giocano a pallone e scene di vita di quotidiana.

Il tramonto

Il sole scende dietro le montagne, ma non abbiamo ancora fretta di alzarci. Facciamo bene perché poco dopo avviene un fenomeno di luce che ci lascia a bocca aperta.

Luci particolari dopo il tramonto

Ancora 10 minuti e si fa tutto assolutamente buio e freddo con una velocità impressionante. Accendiamo le luci dei cellulari per riguadagnare la strada e tornare verso casa, quando sono più o meno le 18.30. Arrivati scopriamo che c’è pure la luce elettrica.

A cena con Eduardo e Juaná

Stavolta per cena ci accomodiamo nella cucina a lato dell’ingresso, una stanzetta di 3 metri per 2 con un lavello incassato in un ripiano in muratura su cui sono posate pentole, piatti ecc, senza pensili, a lato un fornello doppio a gas e in fondo un tavolo addossato al muro, quasi incastrato fra le pareti laterali. Qui si sta più caldi, ma siamo comunque con il piumino addosso, perché anche qui i riscaldamenti non esistono, non ci sono stufe di nessun tipo.

Il tavolo è ancora apparecchiato per 4, che in effetti è il numero di persone che stanno ai 3 lati liberi del tavolo non molto grande, ma insistiamo per stringerci, così ci stiamo tutti.

Juaná, imbarazzata nel sedersi con noi, serve una squisita zuppa di mais, ed Eduardo, dando prova di grande rispetto e sensibilità, ci chiede se nella nostra cultura sia accettato parlare a tavola.

Fra spagnolo, francese e qualche parola quechua riusciamo a conversare tutti insieme, ci rendiamo conto di quanto le agenzie sfruttino queste famiglie. A volte neanche le pagano quello che devono, per questo Eduardo ci dice che ha cercato di mettersi “sul mercato” autonomamente, come Jatari Amantaní. Accetta prenotazioni dirette, ma più spesso capita che dopo aver prenotato le persone magari cancellino o non si presentino perché forse alla fine optano per un tour organizzato, che costa solo leggermente di più e viene invece largamente pubblicizzato a Puno.

Finita la zuppa Juaná ci serve il secondo, che è un tortino di riso con le verdure molto buono, dopodiché tira fuori i vestiti tradizionali per noi, coi quali andremo alla festa organizzata dal villaggio per i turisti e ci veste da veri “amantanesi”, molto divertente.

Vestiti da Amantanesi, pronti per la serata!

Serata con balli e vestiti tipici

Locali e turisti ballano insieme sulle note della band che suona dal vivo musiche tipiche, a 3800 metri è un po’ faticoso, infatti mio marito ha come al solito il fiatone!! Ma almeno ci si scalda.

Tornando in camera sfidiamo il freddo gelido rimanendo un pochino ad ammirare le stelle vicinissime con l’aiuto della app Starlight, mostra le varie costellazioni dalla nostra posizione.

Fra poche ore la temperatura scenderà di molto sotto lo zero e ci infiliamo sotto le coperte totalmente vestiti, mentre la corrente viene staccata.

Il nostro tour – Giorno 2

La notte scorre abbastanza bene, ci alziamo, ci diamo una rinfrescata con le salviette umidificate, perché l’acqua del bidone si usa per lo scarico del wc e mettercela in faccia ci fa un po’ schifo, e alle 7.30 Eduardo ci serve una buona colazione.

Juaná y Eduardo davanti alla loro cucina

Dopo la foto ricordo, abbracci e baci con lui e Juaná e una buona mancia, ci accompagna al porto per la partenza per Taquile.

Discesa verso il porto di Taquile

Avvisiamo la guida che a Taquile noi prenderemo la lancha rápida delle 14 al ritorno (il gruppo riparte invece alle 13), quindi vorremmo almeno sapere da quale dei 4 porti di Taquile partirà, ma non ne sa proprio nulla, dice che si informerà, intanto ci chiede da chi l’abbiamo prenotata con relativi recapiti: ho tutto sottomano.

In un’oretta di navigazione, durante la quale ci spalmiamo di crema solare sulle parti scoperte (qui il sole è ustionante) arriviamo infine al porto di Taquile.

Arrivo a Taquile

Qui la guida si informa e ci dice che la lancha rapida si chiama Jumbo e parte da Puerto Chilcano, che è quello dei famosi 500 gradini, mentre loro ripartono da un altro porto facendo un altro giro dell’isola. Ci scrive un numero di telefono, dopodiché ci liquida, e va via col resto del gruppo. Che dire, meglio così, possiamo autogestire in toto la nostra mezza giornata di visita a Taquile!

Dopo qualche foto al lago stupendamente brillante intraprendiamo la ripida salita verso la piazza principale.

Salita dal Porto di Taquile
Panorama di Isla Taquile

Mentre saliamo, anche la temperatura sale molto velocemente: ci svestiamo dei soliti mille strati. Siamo avvolti in un silenzio bellissimo, non si sente nessun vociare, ci godiamo il paesaggio e il sole.

Incrociamo alcune donne locali che hanno quasi paura a salutarci e poi un uomo che sta svolgendo l’attività tipica di quest’isola: lavorare a maglia. Nel frattempo sta masticando foglie di coca e scambiamo due chiacchiere con lui, davvero tipico di Taquile.

Un uomo intento a lavorare a maglia, attività tipica dell’isola.

Relax in piazza

Arriviamo alla piazza principale, saliamo i grossi gradoni per goderci il panorama delle vette boliviane innevate oltre il lago. L’aria è tersa e limpida, si sta proprio bene e ci rilassiamo osservando quello che ci circonda.

Panorama dalla piazza principale di Taquile

Nel Centro di Produzione Tessile della piazza gli uomini coi loro berretti particolari stanno lavorando a maglia. Entriamo a dare un’occhiata, ci sono berretti e sciarpe super colorate dalle fantasie più disparate. Tutto è fatto a mano e si vede.

L’ingresso del Centro di Produzione Tessile di Taquile
Il tipico berretto degli uomini di Taquile

Dopo aver fatto un giro nei dintorni, decidiamo di intraprendere la strada che ci porterà a Puerto Chilcano, non sappiamo quanto ci vorrà e non vogliamo arrivare tardi.

La guida ci ha detto che sulla strada per Puerto Chilcano ci sono un sacco di ristoranti, ma io non ne sono tanto sicura, o meglio, non mi fido di quello che dice: qui in Perù molti parlano tanto per parlare senza necessariamente avere la risposta corretta. Quindi convinco, a fatica perchè sono solo le 11.15, mio marito a fermarci a pranzare qui in piazza al Restaurante Comunal, gestito dai locali: sul menu c’è scritto Trucha a la Plancha e io non vedevo l’ora di assaggiarla.

La piazza principale di Taquile dal terrazzino del Restaurante Comunal

Verso Puerto Chilcano

Un po’ appesantiti ci facciamo guidare da Google maps. Salite e discese si susseguono, il panorama è davvero bello, le stradine sono ben tenute e in giro non c’è nessuno.

Le stradine di Taquile

Mentre i bellissimi archi di Taquile catturano la nostra attenzione, facciamo conoscenza con Igor, che vende braccialetti e ci accompagna per un pezzettino di strada.

Gli stupendi archi di Taquile con vista lago

La discesa attraverso i 500 ripidi gradoni è tutt’altro che semplice per me, e fra l’altro non abbiamo ancora visto neanche l’ombra dei tanti ristoranti millantati dalla nostra ormai ex guida.

I ripidi gradoni verso Puerto Chilcano
Vista del porto dall’alto

Alle 13.40, con largo anticipo arriviamo finalmente a Puerto Chilcano. Chiedendo qua e là riusciamo a trovare il famoso Jumbo, ormeggiato in fondo al molo: si vede che è una barca seria, ha veri motori da imbarcazione! Ci presentiamo al capitano dicendo di avere una prenotazione per le ore 14 per tornare a Puno.

Il capitano strabuzza gli occhi, fa un mezzo sorriso, ci ha preso per pazzi. Ci risponde di non saper nulla di una prenotazione simile, ci chiede dei voucher, che ovviamente non abbiamo, solo un numero di telefono, va a fare una telefonata. Quando torna ci dice che comunque la sua barca è piena, è full, e non può accogliere passeggeri aggiuntivi.

Riusciremo a tornare a Puno?

Già faceva caldo, noi cominciamo a sudare. Dovremo mica rifare la scalinata in salita per andare altrove? Dovremo mica passare la notte qui?
Proviamo a convincerlo in tutti i modi di prenderci a bordo, sono solo 90 minuti di traversata, ma nulla da fare.

Potete immaginare la nostra angoscia, sembrava una cosa tanto semplice, era apposta per guadagnare tempo per il programma pomeridiano e soprattutto non morire 3 ore sui loro barconi lumaca, e dobbiamo rimanere bloccati qui?

Dopo numerose telefonate e tantissimi minuti di attesa, mille domande e dubbi ci abbandoniamo su una gradinata del molo, sperando che qualcuno venga a prenderci. Qui nessuno sembra saper nulla e rimanere bloccati a Taquile è assolutamente possibile! Peccato che domani mattina abbiamo il pullman per Cusco. Per la testa passano tutti i pensieri possibili.

La nostra attesa per fortuna ha fine dopo circa 1 ora, perché dopo aver divorato mezzo fegato ci mandano il Jumbo 2, al momento in un altro porto di Taquile.

Il Jumbo 2 è una lancha semirapida, sì non dormiremo qui stanotte, però il nostro programma pomeridiano è saltato perchè arriveremo a Puno alle 17.30 passate.

28$ buttati per questa fregatura, ma le isole erano splendide.

I nostri consigli

E per finire, qualche consiglio sull’esplorazione del lago Titicaca:

  • Vestitevi comodi, a strati, delle maglie tecniche possono essere utili. Usate scarpe da trekking comode, perché il saliscendi è continuo e le pendenze sono ripide.
  • Non dimenticate una torcia, una powerbank se avete bisogno di caricare dei dispositivi o batterie di ricambio.
  • Pensate a portare delle salviette disinfettanti umidificate (in caso non ci sia acqua corrente), medicinali che potrebbero servirvi, una crema solare, cappellino e occhiali da sole.
  • Portatevi qualche snack, soprattutto se il primo giorno visitate le Islas Uros.
  • Pensate a fare un regalino alla famiglia che vi accoglierà.
  • Non perdetevi la festa in abiti tradizionali.
  • Viaggiate leggeri, uno zaino piccolo può essere sufficiente per una notte, noi abbiamo lasciato i bagagli a Puno.
  • Valutate le imbarcazioni più rapide, o perderete tantissime ore in navigazione, ma affidatevi a operatori seri se non volete dormire all’addiaccio.

E a voi sono piaciute le isole del Lago Titicata? Quale vi è piaciuta di più?

Diteci tutto nei commenti