Visita a Piccola Petra, una piccola meraviglia giordana

Visita a Piccola Petra, una piccola meraviglia giordana

18 Febbraio 2019 0 Di Sara S

Oltre a visitare la Petra più famosa, durante il nostro viaggio in Giordania abbiamo deciso di dedicare un paio d’ore ad un’altra piccola perla del paese.

Il suo vero nome è Siq al-Barid (siq freddo – capirete perché entrandoci), si trova a 9 chilometri da Wadi Musa e se arrivate abbastanza presto potreste, come noi, riuscire a fare una visita in solitaria.

Abbagliati dalle meraviglie di Petra potreste non considerarla degna di nota, ma a noi è piaciuta la sua atmosfera raccolta e intima, direi magica, nel silenzio del mattino interrotto solo dal suono di uno strumento a corde.


Vedi anche: Cosa vedere nella magica Petra, guida alla visita fai da te

Come arrivare a Piccola Petra

Se disponete di un’auto a noleggio è facilissimo raggiungerla attraverso una bellissima strada saliscendi a 9 chilometri da Wadi Musa.

Alcuni ci arrivano anche a piedi, ma il sole è implacabile e non lo consigliamo.

Con un taxi non dovreste spendere più di 15-18 JOD.

Informazioni pratiche

Apertura: dall’alba al tramonto

Ingresso libero: è possibile esplorare il sito liberamente e arrampicarsi sulle scalinate. A volte chiedono il biglietto per Petra.

Ampio parcheggio gratuito

La storia di Piccola Petra

Si crede che Siq al-Barid fosse un’estensione della Petra nabatea, probabilmente luogo di dimora dei mercanti più importanti.

Sembra infatti che da qui passassero le carovane di Arabia e Oriente verso Siria ed Egitto dopo aver attraversato il Wadi Rum.

Da piccole grotte per i carovanieri, si era arrivati a scavare quasi una città intera nell’arenaria.

Tutto questo rimase noto solo ai nomadi beduini fino agli anni ’50 quando Diana Kirkbride, un’archeologa inglese, inizio gli scavi nella zona, scavi che continuarono fino al 1983.

Poco dopo sia Petra che Piccola Petra vennero inseriti fra i siti Patrimonio Mondiale dall’UNESCO

La notorietà raggiunta dal sito a seguito del film Indiana Jones e l’ultima crociata del 1989 decretò la nascita del Parco Archeologico di Petra mentre il villaggio di Umm Sayhoun venne costruito nelle vicinanze per alloggiare i beduini.

La visita di Piccola Petra

Il suo nome, Siq Freddo, deriva dal fatto che le pareti rocciose dell’ingresso sono disposte in modo tale da non ricevere mai la luce del sole.

Dopo 400 metri il canyon si allarga e si possono notare delle aperture che venivano usate come abitazioni.

La sabbia fine e impalpabile attutisce ogni rumore, il silenzio regna sovrano perché siamo gli unici visitatori, sembra quasi irreale.

Dopo un nuovo stretto canyon abbiamo un’area aperta che si pensa venisse usata per intrattenere i mercanti.

Le grotte scolpite si susseguono, con portali di ingresso più o meno raffinati. All’interno, un’unica grande stanza.

Purtroppo le grotte sono annerite a causa dei fuochi accesi nel corso tempo dai beduini per rifugiarsi con le greggi.

Proseguendo nel canyon è possibile salire le scalinate scolpite nella roccia per ammirare le stanze ai piani superiori e proprio una di queste attira la nostra attenzione.

Siamo arrivati alla “casa dipinta”, con i suoi affreschi unici: il soffitto è ancora decorato con le originarie pitture nabatee.

Si tratta di una scoperta unica nel suo genere, un affresco ancora intatto anche se annerito dalla fuliggine e dai graffiti.

Il Courtald Institute of Art di Londra si è occupato del restauro, che ha riportato al suo antico splendore l’affresco nei minimi dettagli.

La raffigurazione del consumo di vino, forse in onore del dio greco Dioniso, ha un alto livello di dettagli, con tre specie di uva, due uccelli e putti suonatori di flauto.

Questo ritrovamento è eccezionale: le pitture nabatee sono molto rare, si tratta dell’unico ritrovamento in situnella zona di Petra.

Secondo noi vale la pena dedicare un paio d’ore a Piccola Petra, che ne dite?

Vedi anche il nostro itinerario: La Giordania in 10 giorni in fai da te